La storia

una volta

Muri che raccontano la storia, che riverberano versi lontani. Che riportano alla memoria tintinnii di posate, profumi di cibi e un'allegrezza palpabile. Che echeggiano il vociare rude dei popolani, e quello più sommesso degli uomini di cultura. In quattro secoli di storia da Ballotta sono passati in tanti, e non per caso.
Perché nell'Antica trattoria di Torreglia, ricavata agli inizi del Seicento in un'ex dipendenza del monastero dei monaci agostiniani di Monteortone, si è sempre banchettato di gusto, trovando sul piatto oltre ai prodotti genuini della corte padovana (quelli veri, allevati in loco) anche uno schietto senso dell’ospitalità E, nel Settecento, persino la possibilità di rifocillare o cambiare i cavalli che trainavano le carrozze dei viaggiatori dell'epoca. Le cronache ci dicono che da Ballotta si sono fermati personaggi come Galileo, Goethe, Casanova e D'Annunzio, grandi del loro tempo che hanno lasciato qualche traccia tangibile.

galileoMa è lecito pensare che i tavoli dell'alierà locanda siano stati testimoni discreti di altre illustri frequentazioni, se è vero che, ad esempio, l'ancor giovane Niccolò Tommaseo, ospite nel ritiro campestre dell'abate Giuseppe Barbieri (al "Tauriliano" di Torreglia Alta), definiva Torreglia vatum locus, luogo dei poeti. Colpito, il letterato dalmata, futuro eroe con Daniele Manin della rivolta veneziana del 1848, dalla densità di presenze importanti nel piccolo borgo dei Colli Euganei. Correva l'annodi grazia 1820.
Un altro dalmata, Girolamo Luxardo, i cui eredi oltre un seco lo dopo incroceranno i loro destini con Torreglia per una poderosa rivincita umana e aziendale dopo la tragedia della seconda guerra mondiale, nello stesso periodo (nel 1821) fondava a Zara le omonime distillerie, famose per il proprio maraschino. Che oggi, appunto, si produce a Torreglia, nello stabilimento eretto a due passi da Ballotta. Ma torniamo alle presenze di spicco a Torreglia che impressionarono Tommaseo. Si riferiva a Melchiorre Casarotti, traduttore nel 1763 dei Canti di Ossiati e primo diffusore nel Veneto del gusto preromantico, allo stesso Ugo Foscolo che nel'1796 alle Feriole di Abano, ospite dei Cittadella Vigodarzere, iniziò a scrivere Le ultime lettere di Jacopo Ortis.

E poi di Francesco Algarotti (1712-64), letterato e scienziato veneziano, grande frequentatore di corti europee; di Aglaia Anassilide, nome d'arte della padovana Angela Veronese, innamorata della poesia arcadica e dissacratrice del Foscolo, che compì un'escursione sul Rua in groppa a un'asina. Del grammatico e latinista Jacopo Facciolati (nato proprio a Torreglia nel 1682, pare come Fasciato), che contribuì nel Settecento alla ricostruzione della chiesetta di San Sabino. Questi, ma anche Antonio Fogazzaro (che a Fraglia ambientò unepisodio del suo piccolo mondo moderno e a un gelso del cortile della trattoria dedicò deisentiti versi)e Diego Valeri, il docente-poeta deigiorni nostri, entrambi assidui frequentatori della zona, un salto da Ballotta l'avranno pur fatto. Vista la fama di cui già allora godeva il locale. Che ebbe la fortuna, nei primi anni del Novecento, di ritrovarsi a pochi passi dal capo linea della linea del tram proveniente da Padova. Ma in anni più recenti è stata la presenza preziosa di Orio Vergani, il giornalista che nel 1953 fondò l'Accademia Italiana della Cucina, a consacrare la celebrità dell'Antica Trattoria Ballotta. Vergani era solito frequentarla insieme al commenda tore Dino Bonato, allora direttore dell'azienda di cura e soggiorno di Abano Terme. Per lui Ballotta era un rifugio.

 

toni cartaI piatti di Toni Carta, che da anni tutti chiamavano già "Ballotta" per via delle sue pronunciate rotondità, lo riportavano a un'amata dimensione di campagna. Vergani, che girava l'Italia in lungo e in largo per raccontare le gesta (allora davvero eroiche) dei ciclisti del Giro, aveva maturato una sensibilità particolare per questi mondi semplici e appartati, gelosi custodi della tradizione. Gelosi al punto che sempre Toni Carta, guarda caso accomunato a Vergani anche dall'anno di morte (il 1960), non esitò un attimo a rivolgersi al pretore quando fu il momento di difendere la primogenitura del piccione torresano minacciata dall'iniziativa di un ristoratore senza scrupoli di Breganze.

Non è un caso se oggi l'Antica Trattoria Ballotta è uno dei locali simbolo della padovanità a tavola. Dalle cucine dello storico locale di via Carromatto, escono molti di quei piatti che nei secoli hanno costituito il patrimonio "povero" (ma per questo ricco) della tradizione alimentare della nostra provincia. Dalla gallina padovana ai risi e bisi, dai bigoli all'anitra al torresano arrosto.
Oggi i Colli Euganei sono una delle aree più belle del Veneto. Chiusa la stagione delle cave devastatrici e istituito il Parco naturalistico regionale, per queste colline amate dai poeti di ogni tempo s'è aperto un orizzonte nuovo di crescita, basato anche sul giusto apprezzamento delle tante tipicità di cui sono custodi. E Ballotta, dopo quattrocento anni, è ancora lì, a farsi interprete della tradizione e a garantire la qualità tutta artigianale dei prodotti del territorio. Che continua a portare in tavola con amore, secondo le regole di sempre. Questa storia si trova in un bellissimo volumetto è vuole essere un giusto e doveroso tributo a un locale che, non solo oggi è di gran lunga il più vecchio dei Colli Euganei, ma che dopo quattro secoli continua a testimoniare il valore di un'ospitalità sincera.

Nel volumetto citato sopra si possono trovare le storie del passaggio, nell' Antica Trattoria Ballotta, di Galileo Galilei, Gabriele D'Annunzio, Giacomo Casanova, Johann Wolfgang Goethe e di Giacomo Casanova. il libretto potrete richiederlo al propritario Fabio Legnaro.

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