Antica Trattoria Ballotta
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La storia dell'Antica Trattoria Ballotta

Piacere della tavola già dalla metà del 1500

Secondo quanto riporta un'antica mappa, quando l'attuale Torreglia si chiamava Corte di Toregia , buona parte della terra che ancora oggi circonda l'Antica Trattoria Ballotta era nota come “campagna detta dell'osteria” . Luoghi coltivati e curati per la loro fertilità poco distanti anche da un altrettanto antico mulino che traeva la sua forza dai corsi d'acqua che scendevano dalle sommità dei Colli sopra Torreglia. Già conosciuti dagli antichi romani per approvvigionare di fresche e limpide acque le altre cittadine della piana Euganea. Li, oltre ad un contiguo “ ospitale peregrinorum” dedicato a San Leonardo, che come d'uso in quei secoli assolveva gratuitamente alle funzioni di albergo, esisteva una rustica dipendenza di un convento minore del vicino poggio del “Mirabello “ , retto nel cinquecento dai frati agostiniani di Monteortone. Si trattava di un piccolo podere con una piccola costruzione annessa che venne trasformata in un’osteria dopo che i frati la cedettero ad un privato che serviva i cibi del luogo con il già famoso vino delle pendici collinari. Come testimoniano le righe de “La Vita Sobria” di Luigi Corner quando parla di "Pippioni Torraiuoli o Torrigiani", riferendosi ai piccioni Torresani o di torre. Piatto tipico dei Colli Euganei e specialità antichissima di Torreglia che ancora oggi non manca nella carta delle molte altre tipicità del territorio e di stagione servite all'Antica Trattoria Ballotta.

Locanda Storica e luogo di ristoro

A raccontarlo le vite di Galileo Galilei, Jacopo Facciolati, Giacomo Casanova e altri probiviri

Il tutto condito con quella proverbiale ospitalità dei conduttori che si sono alternati fra queste antiche mura divenuta storica nel corso dei secoli che hanno accolto quegli uomini illustri di ogni stirpe che hanno segnato il mondo della vicina Universitas Patavina, delle lettere, delle arti, della politica e di quei personaggi che hanno scritto la storia della Repubblica Veneziana, del Lombardo Veneto, del Regno d’Italia e in tempi recenti, della Repubblica. Probiviri ma anche uomini semplici che ai tavoli dell'Antica Trattoria Ballotta diventavano e diventano solo appassionati e amanti della buona cucina. A cominciare dall'allora docente patavino Galileo Galilei che avrebbe frequentato l'antica osteria recandosi in quel di Abano Terme da uno dei suoi beccari di fiducia o, proseguendo nella prestigiosa rassegna, con il grammatico e latinista Jacopo Facciolati, nato proprio a Torreglia nel 1682, che nel settecento contribui alla ricostruzione della chiesetta di San Sabino che guarda dall'alto l'Antica Trattoria Ballotta. Luogo conosciuto anche quale stazione di posta e cambio di cavalli che come raccontano alcune cronache fu nota pure a Giacomo Casanova nel suo peregrinare alla ricerca di ospitalità nelle ville nobiliari della terra ferma, esule da Venezia.

Era l’anno 1605. Quasi quattro secoli vissuti nella crescente fama della cucina di casa, nel favore della clientela della città e delle ville, dove, via via fecero spicco uomini illustri dell’Università, dell’arte, della politica della Repubblica Veneziana, del Lombardo Veneto e del Regno d’Italia.

Tempio dell'enogastronomia Euganea e italiana

Gustando i piatti di Ballotta, Orio Vergani ideò l'Accademia Italiana della Cucina

Quella Venezia che qualche secolo dopo spinse in questi luoghi il suo figlio rivoluzionario Daniele Manin, quasi sicuramente attratto da quell'aurea ammantata di romantici idealismi che altri anticipatori delle modernità della fine dell'ottocento e dei primi del novecento avevano istillato lungo i dolci declivi collinari. Come Ugo Foscolo o, appena più tardi, Goethe o Gabriele Dannunzio e molti altri ancora il cui nome non leggerete per onore di brevità ma che hanno decretato l'iscrizione dell'Antica Trattoria Ballotta all'albo dei Locali Storici d'Italia come locale presente senza ombra di dubbio fin al 1605. Ben prima di diventare un vero e proprio tempio dell'enogastronomia Euganea come ebbe a definirlo Orio Vergani, giornalista e fondatore dell'Accademia Italiana della Cucina che l'avrebbe ideata proprio ai tavoli del ristorante dell'allora titolare Toni Carta detto “ Ballotta” per le sue forme non proprio filiformi. Nomignolo che da quegli anni è diventato parte integrante del nome del locale ed è stato esteso anche a qualche componente della famiglia degli attuali proprietari: i Legnaro. Ma questa è storia dei nostri giorni che saremo ben lieti di continuare a raccontarvi quando sarete comodamente seduti ai tavoli dell'Antica Trattoria Ballotta, della sua elegante veranda, un tempo officina per riparare le antiche carrozze, del suo incantevole patio all'ombra del glicine che da secoli odora l'aere.